Testimonial: Isinnova

Marzo 2020. Brescia.

Le prime giornate di sole caldo, in una primavera in cui il mondo, qui, sembra fermarsi.

L’OMS ha appena dichiarato la pandemia e in Italia si è entrati in zona rossa.

La città deserta risuona, da giorni, di un continuo e sempre più impregnante suono di sirene di ambulanze.

A Isinnova son già tutti in smart working, Cristian, Marco, Lorenzo, Alessandro, Davide e Valentina; facile a pensarsi per una realtà che si occupa di ricerca, consulenza, start up e innovazione. Loro sono un mix di professionalità ingegneri edili e delle materie, architetti, designer, comunicatori e la loro realtà si occupa di consulenza imprenditoriale, con particolare attenzione a trovare gli strumenti di crescita, sviluppo industriale e protezione delle idee dei propri clienti. Ce li immaginiamo assolutamente a loro agio anche in questa nuova modalità di lavoro, focalizzati a continuare a seguire i loro clienti in remoto.

Poi arriva una telefonata, la pandemia continua, l’ospedale di Chiari, come altri, è al collasso delle terapie intensive, le valvole tipo Venturi, necessarie per il funzionamento dei respiratori, sono quasi esaurite e non reperibili.

Il sistema sanitario è in emergenza, chi arriva in ospedale è, molto spesso, in condizioni ormai gravi e il virus sembra causare decadimenti respiratori anche improvvisi. Non si può pensare di salvare vite senza la strumentazione adeguata. Eppure quella strumentazione, per i tagli degli anni precedenti, ma anche per l’eccezionalità della situazione, manca.

Non serve un inventore, quello c’è già, anzi ci sono già stati, da Giovanni Battista Venturi che ne ha definito il principio fisico di funzionamento a chi poi negli anni ha disegnato e migliorato il prodotto. Eppure, qui e ora, scoperte, idee e progetti non bastano. Serve materia, ingegno e dei bravi osservatori e progettisti. A dare forma ci pensa una stampante 3D.

Di quei momenti scrive Marco “a Chiari mancavano le valvole per i respiratori e le persone stavano morendo. Che dovevamo fare? Avete presente nei film, quando qualcuno sta per cadere nel burrone? Di solito in quel momento arriva il protagonista e gli lancia una corda, ma questa corda si sfilaccia…e il tempo corre. Non crediamo che in quel momento si facciano molte questioni sul fatto che la corda sia a norma, o che sia di altri. In quel momento si pensa solo a salvare chi sta cadendo. Poi, una volta al sicuro, col fiatone e l’adrenalina che cala, si può ragionare. Ecco, ci siamo trovati in quella situazione. C’erano delle persone in pericolo di vita, e abbiamo agito.”

Il 13 marzo sono in prima pagina sul Giornale di Brescia e poi sulla stampa nazionale e internazionale. Nell’emergenza, Cristian, Marco, Lorenzo, Alessandro, Davide e Valentina, gli stessi di poco sopra, esperti di brevetti e di regolamentazione di start up abbandonano le loro frontiere professionali: se ne fregano di diritti, certificazioni, costi e polemiche in nome del diritto alla vita di chi in quelle ore rischia di non poter più respirare.

Nei giorni successivi, raccontano sul loro sito, “un primario d’ospedale in pensione, il dott. Renato Favero, ha suonato alla nostra porta, ci ha fatto una lezione di anatomia sul funzionamento di polmoni, alveoli, virus e polmonite, per poi chiederci di aiutarlo nell’impresa di trasformare maschere da sub in maschere per la respirazione da utilizzare in ospedale. Inutile dire la nostra risposta: ci abbiamo lavorato giorno e notte, Isinnova ha ingranato la sesta e in meno di 10 ore avevamo il prototipo”.

L’incontro tra un medico visionario e l’intelligenza collettiva dei professionisti di Isinnova crea un nuovo prodotto salva vita, in uno dei momenti più bui del 2020.

La maschera da sub da cui si parte è un modello basico, disponibile da Decathlon, per attività di snorkeling. Anche qui, in nome di un’azione necessaria, il team di Isinnova contatta in breve tempo il produttore e distributore, e ne trova la collaborazione. Decathlon mette a disposizione il disegno CAD della maschera e da lì Isinnova disegna un nuovo componente per il raccordo al respiratore; nasce la valvola Charlotte, stampabile rapidamente con stampanti 3D. Si va subito in testing, all’ospedale di Chiari, e si dimostra correttamente funzionante.

Dalle valvole tipo Venturi alle nuove valvole Charlotte il contributo di Isinnova alla sua comunità fa scaling up, per dirla come si direbbe in una start up, e diventa subito riconosciuto e diffuso, nonostante il fastidioso chiacchiericcio che cerca di annebbiare una sincera volontà con l’accusa di agire in nome di un presunto profitto, presente o futuro. Lo scaling up è rapido e possibile grazie alle tante, diffuse e diverse collaborazioni che si attivano attorno all’iniziative di Isinnova, che non solo sostengono l’iniziativa, ma moltiplicano i testing e migliorano il prodotto, con altre varianti. Chissà com’è stato trovarsi improvvisamente non più dalla parte dei consulenti, ma dalla parte di chi deve far crescere un’idea e, per farlo, necessita di buttarsi fuori dallo schema, rischiare di perderne il controllo, vedere l’effetto che fa.

Fuori, però l’incubo continua. Questa però non è una crisi locale, Brescia è una delle zone più colpite, ma l’OMS è stata chiara nel definire questo virus una pandemia. E i ragazzi di Isinnova si sentono “abitanti di un mondo unico per tutti”, sia per generazione d’età sia per visione, per questo rendono open il file con le istruzioni, affinché possa essere usato in qualsiasi parte del mondo in cui ci sarà penuria di strumentazione sanitaria standard. Il file con le istruzioni in open source è stato scaricato quasi 3 milioni di volte. Isinnova viene contattata dal Presidente della difesa americana, dalle Università di Stanford, Harvard, Columbia University. Di loro si finisce a parlare in un video di Google, nella pubblicità della Jeep, in una intervista della Coca Cola: come simbolo dell’inventiva degli italiani.

Isinnova è il nostro testimonial per questo numero, nel’equilibrio precario che questo suo pezzo di storia ha da dirci sul come starci dentro e guardare fuori restano due dimensioni del fare impresa, a volte divergenti, eppure entrambe necessarie. Sono un continuum necessario all’essere squadra e al costruire risposte concrete ai bisogni della comunità circostante. Significano, a volte perdere occasioni di fare direttamente business sul qui e ora, in nome di una visione sul futuro che ci auguriamo.

Isinnova ha guardato oltre, a come quella perdita potesse essere opportunità per sé e per altri in un futuro, migliore per molti. Non crediamo e non diremo che è una storia di eroi, perché è molto di più, è la storia generativa un’intelligenza collettiva, che va oltre i loro stessi confini aziendali, che ha dimostrato quanto cooperare sia necessario in tempi complessi.

Purtroppo non conosciamo di persona Cristian, Marco, Lorenzo, Alessandro, Davide e Valentina, ma nel cercarli dietro il marchio Isinnova tra articoli, interventi diretti e social ne abbiamo percepito la passione, l’idea imprenditoriale e la loro idea di presente e futuro.

 

 

 

Intervista a Giancarlo Turati

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… olistico, globale: concentrarsi solo sugli aspetti specialistici toglie l’attenzione dalla visione d’insieme. La frammentazione nell’approccio al business è perdente, perché perdi di vista il contesto e non sei efficace. Ti faccio un esempio banalissimo: è inutile dotare le persone di strumenti informatici superpotenziati e con mille protezioni se non lavori per alzare, contemporaneamente, il livello di consapevolezza degli utenti stessi nell’uso delle password. Quando progetti ed eroghi servizi il contesto è fondamentale per essere efficace ed avere successo; e la persona che sperabilmente comprerà i tuoi servizi non è irrilevante in termini di età, bisogni, limiti, … E’ centrale, è il punto di partenza.

Questa visione del business ha molte implicazioni sul nostro modo di vedere e gestire l’impresa. Come per i servizi, non posso pensare alla mia impresa in modo verticale, non funzionerebbe: devo vederla orizzontale, integrata, contestualizzata nella comunità – fatta di persone – in cui opera.  Quando è arrivato il Covid, se non avessi guardato alla salute ad alla sicurezza delle persone sarei stato poco lungimirante: io ho quelle, la mia azienda si basa su quelle. Non potevo aspettare i protocolli, abbiamo agito subito. 

Ecco, forse il fatto che noi lavoriamo con una responsabilità sociale alta è probabilmente figlio del nostro modo di concepire i servizi che offriamo: integrati. 

Per garantire il futuro dell’azienda e il benessere di coloro che ne fanno parte quali funzioni o attività della stessa sarebbe disposto a mettere in secondo piano?

Il controllo. L’applicazione della soluzione più facile e immediata per risolvere i problemi. La decisione verticistica: quando è dura deve essere dura per tutti. Non ho mai applicato meccanismi incentivanti la vendita per costruire l’attaccamento dei dipendenti perché penso sia un autogoal: uno poi vende di tutto per prendere il premio, ed è un casino per chi quei servizi li deve poi implementare. 

Io e il mio socio abbiamo rinunciato anche al nostro stipendio, in alcuni periodi. O abbiamo temporaneamente abolito i vari benefit per i dipendenti (es. ticket restaurant, full optional sull’auto, etc.): ma è sempre stata una cosa condivisa. Sempre. 

Non rinuncerei mai, invece, alla professionalizzazione di chi lavora in azienda; e sono molto restio a lesinare sulle spese di comunicazione

Chiaro che se fossi ansioso morirei. Perché tra me e i dipendenti si crea una sorta di patto, ma non scritto. Ricordo che una collaboratrice un giorno mi disse “Ho un problema, sono incinta”. Quale problema?! Per me è un’occasione di fidelizzazione! La mia ricchezza, in termini professionali, è data dalla competenza delle persone: su questo non lesino. Se una persona competente va via per me è un disastro. Anche perché le persone che se ne vanno, vanno poi dal tuo concorrente… 

Qual è secondo lei una strategia vincente per il futuro produttivo del Paese? Quali elementi occorre rinforzare e quali abolire?

Bisogna fare più cultura d’impresa e, al contempo, rafforzare l’idea dell’impresa di cultura. Ci sono tante iniziative locali nelle quali la nostra azienda è coinvolta e grazie alle quali è cresciuta; iniziative che mi danno una grande soddisfazione, ma che dalle quali nascono anche occasioni di business. Va rafforzata l’idea che dalle relazioni, oltre che esperienze positive, nascono sempre opportunità concrete. Quando mi chiedono di dare una mano allo sviluppo di progetti territoriali sono molto restio a erogare contributi economici filantropici: preferisco di gran lunga che la mia azienda si metta in gioco portando in campo quello che sa fare, mettendo a disposizione la propria professionalità e la propria competenza. E ciò, se non sei un cretino, diventa anche un modo per farti conoscere. Il fine iniziale non è la visibilità, è il giocare la partita: poi se giochi e giochi bene gli altri lo vedono. Quest’idea viene molto dalla mia formazione, dalla mia storia: il mondo degli scout mi ha trasmesso tanto in termini di gioco di squadra, di gruppo, di obiettivi condivisi, di attenzione al contesto. Per anni sono stato un lavoratore dipendente: poi io e il mio socio, 25 anni fa, abbiamo deciso di costituire un’impresa, una start up. E mi sono detto “per una vita ti sei allenato a fare una certa cosa; se ora che puoi giocare la partita non lo fai come si deve, stai sprecando il tuo vantaggio!”.  

Uno dei grossi problemi del nostro Paese, però, è che molte imprese si sentono delegittimate perché il sistema al quale appartengono – la piccola impresa – è troppo spesso descritto come un insieme di realtà che un po’ sfruttano, un po’ inquinano, un po’ evadono. Ma ti assicuro che non è così. C’è sempre il pirla del quartiere, ovviamente; ma nella maggior parte dei casi non è così. E bisognerebbe raccontarlo, anche a livello di sistema Paese. Molti osservatori del “sistema impresa” italiano raccontano chiaramente che, a livello nazionale, molte delle piccole imprese sono orientate ad una logica di collaborazione, di responsabilità, di relazione col contesto. Bisogna dirlo, più spesso!

Quale legame strategico tra impresa-finanza-sociale?

Il sistema bancario, oggi, fa molta fatica a capire e quindi a rispondere ai bisogni delle imprese. L’Italia è fatta da tantissime piccole imprese, con bassa capitalizzazione; e proprio la bassa capitalizzazione è uno degli ostacoli all’erogazione del credito da parte degli istituti bancari. Oltre a ciò, l’altro grosso problema è che il sistema bancario non valuta l’intangibile: io non ho capannoni (sono in affitto), non ho attrezzature, ma ho 40 dipendenti su ciascuno dei quali ho investito migliaia di euro in formazione e con un turnover praticamente inesistente! Questo non è “capitale”?! Ad onor del vero, devo dire però che se guardo alla mia esperienza le banche non mi hanno mai negato ciò che mi serviva: trasparenza ed onestà, conti perfettamente in ordine, posizionamento chiaro, radicamento territoriale e pacchetto clienti solido sono sempre stati sufficienti a farmi dare ciò che mi serviva. Certo, non che abbia chiesto miliardi… Se tu guardi sempre e solo i numeri, non ne esci. Ad esempio: io non sono per l’azzeramento del debito pubblico, ma – dico – togliamogli uno zero. Il debito continua ad aumentare, la probabilità che gli Stati lo saldino è nulla: che senso ha raccontarci balle? Il tutto si basa su una convenzione: e allora cambiamo la convenzione! 

Tre anni fa abbiamo anche creato una rete d’impresa costituita da 5 realtà, una delle quali impegnata in comunicazione digitale; e lì abbiamo anche iniziato a parlare di credito di filiera.

Intervista Andrea Beri

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… sostenere lo sviluppo sia soprattutto per dotarci di un “salvadanaio” anti-crisi. Questo modo di agire ci ha già permesso di affrontare la crisi del 2008 e, anche se in quest’anno Covid la nostra impresa non ha avuto grandi difficoltà, credo sia comunque questa la strada per salvaguardare il nostro domani. Un altro ingrediente della nostra ricetta imprenditoriale, che penso sia strategico, è quello della ricerca di un rapporto di fiducia e collaborazione con i nostri fornitori; certamente dare più valore al servizio e al rapporto fiduciario ha un prezzo economico ma permette a tutti di resistere nei momenti di difficoltà. Credo anche che l’attenzione ai collaboratori e ai lavoratori sia fondamentale e quindi è per noi motivo di continua riflessione. Per fare un esempio, in quest’ottica, abbiamo presto intenzione di inserire una palestra in azienda e dotare la stessa di un orto, gestito da una cooperativa sociale per produrre verdura da offrire a chi lavora con noi come pezzo aggiuntivo del welfare aziendale.

Per garantire il futuro dell’azienda e il benessere di coloro che ne fanno parte quali funzioni o attività della stessa sarebbe disposto a mettere in secondo piano?

Certamente comunicazione e pubblicità; nel nostro settore non servono, servono solo a dar lustro all’imprenditore. Mi chiedono spesso di collegare il nome della nostra azienda ad eventi sportivi o di vario genere ma a noi non interessa; preferiamo investire quei soldi per i nostri lavoratori che si devono sentire soddisfatti di lavorare con noi. Anche il marketing non ci interessa; in bilancio rappresenta il 2% del fatturato.

Diciamo che siamo disponibili a rinunciare al superfluo ma non rinunceremmo mai al legame con il territorio, con le nostre origini.

Qual è secondo lei una strategia vincente per il futuro produttivo del Paese? Quali elementi occorre rinforzare e quali abolire?

Credo che il fatto di essere troppo globalisti crei problemi. Faccio l’esempio del filo zincato per i raggi delle biciclette: era per noi un settore forte, ma con l’apertura delle frontiere e dei mercati, al prezzo del cerchione arrivava in Italia l’intera bicicletta dalla Cina. Alla fine l’azienda Italiana di biciclette è stata venduta alla Cina e l’Italia si è occupata solo di commercializzazione perdendo tantissimi posti di lavoro. Se fosse stata controllata la globalizzazione avremmo tutelato maggiormente i nostri mercati interni diminuendo la disoccupazione ed evitando la distruzione del tessuto produttivo del paese. Personalmente tutelerei maggiormente i mercati con la tassazione dei prodotti d’importazione e penalizzerei le imprese che delocalizzano.

Credo molto nella politica ambientale, anche nel settore siderurgico; si potrebbe fare come in Germania dove il secondo produttore di acciaio è riuscito ad investire in un alto forno ad idrogeno con il finanziamento della regione. Credo nel Futuro green con l’economia circolare anche in Italia, ma dovremmo raggiungere l’autonomia elettrica. So che sto per dire una cosa scomoda ma ricordo che una centrale nucleare fa meno scorie di un anno di smog e nell’arco Alpino, qui vicino a noi, abbiamo almeno 27 centrali nucleari dei nostri amici confinanti.

Quale metafora pensa rappresenti meglio la sua mission aziendale e quale il tessuto produttivo del Paese?

Nei test attitudinali spesso inseriscono un esercizio nel quale ti viene chiesto di unire con non più di 4 linee 9 punti disposti a formare un quadrato; per risolvere questo esercizio devi andare fuori dallo schema con i segmenti; ecco, questa è la metafora della nostra azienda: uscire dagli schemi, pensare oltre ed andare oltre il limite, uscire dalla zona comfort perché la paura non porta a nulla.

Mentre per il Paese spero solo che gli Italiani e le imprese italiane si rinnamorino dell’Italia, che tornino ad affezionarsi al bel Paese.

Quale legame strategico tra impresa-finanza-parti sociali?

Per me è necessario seguire il modello tedesco di condivisione dei problemi e di interazione continua tra le parti facendole anche sedere in Consiglio di Amministrazione.

Faccio un esempio: quando ho dovuto investire 4.000.000 di euro in un impianto di cogenerazione ho avuto moltissimi problemi perché il pubblico non capiva cos’era; se ci fosse stata interazione continua avrebbero vissuto il progetto fin dall’inizio e penso lo avrebbero capito e non ostacolato.

Coinvolgere il territorio e la comunità nella gestione dell’impresa credo sia una sfida ma anche un modello virtuoso che porta benefici a tutti gli attori coinvolti.

Libro: IL PIU’ GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE

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Autore: Roy Lewis

Pubblicato da Adelphi (2001)

Link: dal libro è stato tratto anche l’omonimo film che oggi (febbraio 2021) è gratuitamente visibile a questo link: https://www.raiplay.it/video/2016/09/Il-piu-grande-uomo-scimmia-del-Pleistocene-1d38d729-79db-4451-90b0-c40040153083.html

Perché la proponiamo:

La storia divertentissima dell’evoluzione della scimmia verso l’uomo è costellata di situazioni di perdita e di rinuncia che sono necessarie per fare un passo avanti nell’abilità e nell’autonomia dell’uomo, fino all’ultimo colpo di scena. “Il libro che avete tra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni. Detto così alla buona, è il racconto comico della scoperta e dell’uso, da parte di una famiglia di uomini estremamente primitivi, di alcune delle cose più potenti e spaventose su cui la razza umana abbia mai messo le mani: il fuoco, la lancia, il matrimonio e così via. È anche un modo di ricordarci che i problemi del progresso non sono cominciati con l’era atomica, ma con l’esigenza di cucinare senza essere cucinati e di mangiare senza essere mangiati.” (Dalla presentazione di Terry Pratchett)

Libro: CONTRORDINE COMPAGNI – manuale di resistenza alla tecnofobia per la riscossa del lavoro e dell’Italia

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Autore: Marco Bentivogli

Pubblicato da Rizzoli 2019

Lonk: 304 pagine in un’ora. Qui Bentivogli presenta il suo libro a confronto con Roberto Burioni, Luciano Floridi e Dario Di Vico

Perché la proponiamo: La quarta rivoluzione industriale è già qui. Robotica avanzata, Intelligenza artificiale, big data, blockchain sono solo alcuni dei fattori che stanno trasformando il nostro mondo. Come reagire? Non certo, sostiene Marco Bentivogli, col catastrofismo dei tecnofobi, di chi predica che «le macchine» semplicemente cancelleranno occupazione e che l’innovazione debba essere fermata. Serve, al contrario, un cambio di paradigma; è necessario «anticipare, pensare e progettare la trasformazione», fare in modo che il nuovo che nasce compensi e superi ciò che muore. Occorre un approccio positivo all’innovazione tecnologica che rilanci in modo nuovo istruzione e sindacato. Le forze politiche hanno il dovere di abbandonare il velleitarismo di chi vuole «fermare il progresso con le mani», per iniziare a parlare di futuro delle persone e non di paure.

Libro: SE CHIUDI TI COMPRO – Le imprese rigenerate dai lavoratori

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Autore: Paola De Micheli, Stefano Imbruglia, Antonio Misiani

Pubblicato da Guerini e associati (2017)

Link: non è proprio il libro, ma quasi: piccoli video in cui le imprese rigenerate dai lavoratori si raccontano https://workersbuyout-cooperative.it/esperienze

Perché lo proponiamo: Esiste un’Italia di lavoratori che non hanno accettato il compiersi di un destino che li aveva condannati alla disoccupazione. Uomini e donne che hanno unito le loro forze e, lontano dai riflettori dei media nazionali, hanno rischiato i loro soldi, si sono rimboccati le maniche e hanno rigenerato le imprese per le quali lavoravano, trasformandole in cooperative (il cosiddetto «workers buyout»). Il libro prende spunto da queste storie per fotografare, al di là delle semplificazioni e degli stereotipi, le dinamiche, il funzionamento, i pregi e i difetti delle piccole e medie imprese italiane. Ne scaturisce il quadro di un’Italia di provincia operosa, flessibile e vitale, magari un po’ arruffona, ma che ha saputo rinnovarsi e reagire alla crisi.

Libro: PER FARE UN MANAGER CI VUOLE UN FIORE – Come la meditazione ha cambiato me e l’azienda

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Autore: Niccolò Branca

Pubblicato da Marcos y Marcos (2020)

Link: qui una breve intervista all’autore e alcune pagine del libro https://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/niccol-branca-per-fare-un-manager-ci-vuole-un-fiore.html

Perché lo proponiamo: È possibile promuovere conoscenza, consapevolezza e felicità in quel vitalissimo organismo collettivo rappresentato da un’azienda? Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato della holding del Gruppo Branca International S.p.A.,  racconta una storia esemplare, che rappresenta l’eccellenza italiana e offre una testimonianza coinvolgente, appassionata che aiuta chiunque a riflettere sul valore della meditazione, del cambiamento, della cura di sé e degli altri. Cambiare, accogliere, ascoltare. Condividere, motivare, costruire. Insieme. Branca sottolinea quanto sia decisivo uscire dall’egoismo per generare risorse utili alla collettività.

Libro: LE NOSTRE VITE SENZA IERI

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Autore: Edoardo Nesi

Pubblicato da Bompiani (2012)

Link: se volete leggere una recensione appassionata, eccola qui: https://www.thefreak.it/le-nostre-vite-senza-ieri-lultimo-libro-di-edoardo-nesi/?cn-reloaded=1

Perché lo proponiamo: Nesi è imprenditore pratese, figlio di imprenditori, e racconta in un romanzo in prima -vissuta- persona, le vicende della piccola impresa italiana. Il suo primo romanzo ‘Storie della mia gente’ (premio Strega 2011) racconta della decadenza economica italiana, dell’orgoglio ferito che grida “vendetta” e dello smarrimento che sempre accompagna una crisi. Ne “Le nostre vite senza ieri” c’è ancora tutto questo, ma anche molto di più: c’è uno sguardo liberato verso il futuro, c’è la fiducia, ci sono proposte concrete e originali, c’è la ricerca faticosa ma appassionata di una strada.

Articolo: FARE IMPRESA DOPO IL COVID: DUE FUTURI POSSIBILI

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Autore: Giampiero Ruggiero

Link: https://www.agendadigitale.eu/industry-4-0/fare-impresa-in-fase-2-covid-due-futuri-possibili/

Perché la proponiamo: In un periodo di probabile recessione come quello a cui andiamo incontro, le variabili su cui puntare gli investimenti sono essenzialmente due: la rivoluzione digitale e l’attenzione alle proprie persone. L’innovazione dovrà essere priorità per le aziende ma anche per lo Stato. Ecco lo scenario e i due futuri possibili

Nota: Articolo dal sito di Network Digital360, il principale network in Italia di testate e portali B2B dedicati ai temi della Trasformazione Digitale e dell’Innovazione Imprenditoriale. Gianpiero Ruggiero è esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

Articolo: MEGLIO GIOCARE D’ANTICIPO. COME CAMBIA LA CRISI D’IMPRESA DOPO IL COVID19?

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Autore: Leonardo Dorino

Link: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/06/11/crisi-impresa-covid19/?refresh_ce=1

Perché la proponiamo: la crisi non è ‘una’ crisi perché l’impresa non è ‘una’: diverse forme, diverse condizioni, diversi oggetti generano risposte e impatti differenti. L’articolo affronta -con ricchezza di dati- diversi profili di risposte e risorse. Una lettura che aiuta a tenere in evidenza aspetti della vita di impresa che non sempre sono in evidenza.

Nota: Articolo de Il Sole 24 Ore

Articolo: IL BUSINESS DOPO IL CORONAVIRUS: LA RESPONSABILITÀ DI PRENDERE DECISIONI CHE GUARDANO LONTANO

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Autore: Giovanni Viani

Link: https://www.digital4.biz/executive/business-dopo-coronavirus/

Perché lo proponiamo: l’articolo propone (con ricchezza di link e approfondimenti) un modo per affrontare la crisi che valorizza le relazioni e i legami interni ed esterni all’azienda. “Per liberare invece la potenza del nostro pensiero dobbiamo guardare ai fatti: torniamo umili, dimentichiamo vincoli e trappole mentali.

Nota: Articolo dal sito di Network Digital360, il principale network in Italia di testate e portali B2B dedicati ai temi della Trasformazione Digitale e dell’Innovazione Imprenditoriale. Giovanni Viani ha ricoperto ruoli manageriali in imprese di marketing, digitale e innovazione.

Articolo: LE IMPRESE E LE OPPORTUNITÀ DA COGLIERE NEL POST COVID

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Autore: Sergio Bommarito

Link: https://www.ilsole24ore.com/art/le-imprese-e-opportunita-cogliere-post-covid-AD33QYm

Perché lo proponiamo: l’articolo propone domande e osservazioni utili per prefigurare il cambiamento che verrà suggerendo ‘posture’ uti9li a cogliere le opportunità che la situazione offre smarcandosi dal pensiero ‘spento’ della crisi come atto finale e portando in evidenza le capacità necessarie all’adattamento al cambiamento.

Nota: Articolo da Il Sole 24 Ore, l’autore è presidente di una società di credit management

Articolo: MEGLIO GIOCARE D’ANTICIPO. COME CAMBIA LA CRISI D’IMPRESA DOPO IL COVID19?

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Autore: Leonardo Dorino

Link: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/06/11/crisi-impresa-covid19/

Perché lo proponiamo: la crisi non è ‘una’ crisi perché l’impresa non è ‘una’: diverse forme, diverse condizioni, diversi oggetti generano risposte e impatti differenti. L’articolo affronta -con ricchezza di dati- diversi profili di risposte e risorse. Una lettura che aiuta a tenere in evidenza aspetti della vita di impresa che non sempre sono in evidenza.

Nota: Articolo de Il Sole 24 Ore

Canzone: IMPRENDITORI SUPEREROI

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Autore: Lorenzo Baglioni

Perchè la proponiamo:

Siamo noi che lavoriamo per ore

Ci fermiamo solamente per la pausa caffè

Siamo noi proprio noi le virgole e i numeri nelle statistiche

Siamo noi artigiani a imprenditori

Siamo noi che lottiamo là fuori

Siamo noi i superoi

E siamo non che ci mettiamo la testa

La faccia e le mani ogni giorno di più

Nota: “Imprenditori supereroi” è stata composta per l’assemblea della CNA del 2019. Se il genere vi appassiona, Baglioni ha scritto anche una canzone per gli artigiani:

 

Canzone: L’IMPRENDITORE

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Autore: Simone Gamberi

Perchè la proponiamo:

Lasciamo che la canzone si presenti da sola:

Piacere sono Giuseppe

Falegname di professione

Da trent’anni due dipendenti

e nel lavoro tutto passione

ma il lavoro viene a mancare e di conseguenza l’acqua e il pane

e alla banca non importa e a fine mese il mutuo è da pagare

Nota: Anche Brunori Sas ha scritto una canzone con lo stesso titolo… e lo stesso rapporto con le banche. Eccola qui:

Film: LA GRANDE SCOMMESSA

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Regista: Adam Mc Kay (2015)

Il film in sintesi: il film racconta la storia vera di un giovane e spregiudicato speculatore finanziario americano che intuisce prima di tutti l’imminente collasso del mercato immobiliare americano che si regge sulla concessione di mutui ad alto rischio e sulla vendita di obbligazioni che hanno come garanzia debiti difficilmente sanabili. Burry, lo speculatore, decide di trarre profitto dal catastrofico evento scommettendo su un fallimento che metterà in ginocchio milioni di famiglie che perderanno la propria casa, farà crollare i principali istituti finanziari del Paese (e non solo), ma renderà lui e i suoi investitori enormemente ricchi. Qui una descrizione più dettagliata: https://hotcorn.com/it/film/news/la-grande-scommessa-vera-storia/

Perché lo proponiamo: basta leggere qualche recensioni del film per cogliere il problema. C’è chi descrive il protagonista come un eroe visionario e coraggioso e chi come un criminale speculatore che si arricchisce sulla rovina di milioni di famiglie. Voi da che parte state?
Nota
: la vicenda è anche raccontata nel libro ‘La grande scommessa’ di Michael Lewis

Trailer:

 

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